Itinerari Belluno: itinerari nel gusto!

-----

Degustazione prodotti tipici

Cominciamo per ordine, cosa preferite? Qualcosa di dolce prima di un’escursione? Un bicchiere di vino? O un saporito formaggio locale per un aperitivo ‘diverso’ o per fare un break? 

E, perchè, limitarsi ad un singolo peccato di gola? Godeteveli pure tutti! Uno dopo l’altro, nell’ordine che preferite.

Ecco le tre aziende che abbiamo selezionato in zona e che siamo certi daranno quel tocco in più alla vostra gita:

  • la “Pasticceria Gaggion”(V.le Alpago 129, Puos d’Alpago): dove lasciarsi rapire dal profumo intenso del cioccolato appena lavorato o dal gusto intenso delle torte;
  • l’azienda agricola “Calvi Lisa”(Via Mussera, 158, Chies d’Alpago): piccolo caseificio artigianale dove gustare formaggi (speziati e non) frutto del recupero della tradizione lattiero casearia del territorio;
  • La Maddalena” (Via Vittorio V.to 36, Pieve d’Alpago): dove degustare due calici di Pinot accompagnati da assaggi di formaggio locale, bibanesi e marmellate dai gusti insoliti.

L’idea vi stuzzica? Ottimo! Per altri suggerimenti, in zone diverse, date un’occhiata al nostro “Cofanetto viaggio nel gusto”!

Itinerari Belluno: i 5 punti più interessanti da non mancare.

Con il nostro itinerario vi portiamo alla scoperta:

  • del Cansiglio, il bosco della Serenissima;
  • del lago di Santa Croce;
  • dell’Oasi di Sbarai;
  • della Casa Museo dell’Alchimista;
  • della “Casa dei libri” di Tambre.

Il Cansiglio, il bosco della Serenissima

Innanzitutto, lasciate che vi parli dell’Alpago, lo splendido angolo verde all’estremità sud-est della provincia di Belluno. 

Qui si trovano uno dei boschi più belli d’Italia, quello del Cansiglio, ed il Lago di Santa Croce.

Il bosco del Cansiglio è vicinissimo al Parco Nazionale delle dolomiti bellunesi. Ed è noto, soprattutto, per essere stato la ‘Foresta da Remi‘ della Serenissima Repubblica di Venezia. Per secoli, infatti, i suoi alberi sono stati allevati e tagliati appositamente per ricavarne i remi per le galee della città marinara.

Oggi è una foresta meravigliosa dove si può scoprire il popolo dei Cimbri (a cui è stato dedicato un piccolo museo).

Il lago di Santa Croce

L’altra chicca della zona è il lago di Santa Croce: molto grande (è il secondo più grande del Veneto) e dalla particolare forma a cuore. 

Molto carine sono le tipiche case a gradoni con coperture in lastre di pietra, paglia e cannette palustri dei borghi che vi si affacciano.

E’ molto amato dagli appassionati degli sport velici: windsurfisti e velisti soprattutto in località Poiatte (a metà lago) e kiters sulla spiaggia a nord. Per tutti gli altri, d’estate, risulta un ottimo posto per farsi una nuotata, prendere il sole o passeggiare prendendo il fresco sul sentiero che lo costeggia. 

Come avrete capito, questa zona offre delle cose davvero particolari da vedere. E’, inoltre, un ottimo punto di partenza per itinerari ed escursioni a piedi.

Cosa vi consigliamo noi?

Fare un giro in bici all’oasi naturalistica di Sbarai a Farra d’Alpagooasi_sbarai_vivovenetia_jpg

Si tratta di una vasta zona umida dove si susseguono ambienti diversi causati dalla variazione del livello delle acque del lago. (Fa parte del Parco Santa Croce, attrezzato con aree gioco e sentieri pedonali e ciclabili).

E’ un percorso piacevole, di circa 10 km, da percorrere con tranquillità lungo strade sterrate e sentieri che non presentano difficoltà tecniche.

Punto di partenza è Bastia, un grazioso borgo caratterizzato da case in pietra locale abbellite con portali scolpiti con motivi ornamentali. Da qui ci si dirige verso Sitran, dove è assolutamente doveroso ammirare l’“albero della bicicletta”.

Che cos’è?l'_albero_della_bicicletta_vivovenetia.jpg

Un castagno centenario con inglobato nel tronco una vecchia bicicletta che il proprietario si era dimenticata appesa ad un ramo! 

Rimontati in sella, attraversando boschi e prati si raggiunge Farra d’Alpago, il luogo ideale per concedersi una sosta e magari fare un bel picnic vista lago.

Riposati (e rifocillati) non vi resta che riprendere le bici e, dopo aver attraversato il ponte ciclopedonale sul torrente Tesa, imboccare la stradina che passa in mezzo al bosco igrofilo dell’oasi naturalistica. 

Fermarsi a fotografare gli splendidi salici bianchi di dimensioni monumentali e il bosco sommerso è d’obbligo.

Un tocco in più?

Visitate l’oasi in compagnia di una delle Guide naturalistico ambientali locali. E’ un’esperienza unica!

INFO PRATICHE
Lunghezza complessiva percorso:10 km
Dislivello:250 mt
Tipologia: strade sterrate e sentieri (no difficoltà tecniche)
Durata stimata:2,5 h (pausa pranzo esclusa)
Cosa si consiglia:

indossare scarponcini leggeri o scarpe da ginnastica con battistrada antisdrucciolo per la possibile presenza di brevi tratti di sentiero fangoso.

Visitare la “Casa Museo dell’Alchimista”casa_museo-dell'_alchimista_vivovenetia.ipg

Lasciata alle spalle la rilassante visione dell’oasi, la successiva tappa del nostro itinerario vi porta a Valdenogher, a pochi km da Tambre, dove andare alla ricerca della Pietra Filosofale! 

Qui sorge, infatti, la suggestiva “Casa Museo dell’Alchimista” (Via XXIV Settembre, 44, Valdenogher).

Secondo la tradizione, la costruì un nobile che la Serenissima aiutò a sfuggire da una condanna a morte ad Alessandria d’Egitto. 

La sua colpa? 

Aver praticato l’Alchimia, l’antica ed esoterica arte che si proponeva di trasmutare i metalli vili in oro. 

In questa casa fra i monti, ben lontano da tutto e tutti, il fuggiasco continuò indisturbato i suoi esperimenti e l’intero edificio racchiuderebbe nientemento che la ricetta per arrivare alla Pietra Filosofale! (E a trasmutare i metalli in oro, poichè, a quanto pare sarebbe quasi la stessa cosa).

O forse è solo la sua straordinaria facciata a nascondere il segreto. Studiandola con attenzione potrete vedere che presenta tre colori: il bianco dell’intonaco, il rosso della pietra scolpita ed il nero della fuliggine che ricopre il porticato. Colori normali, quasi banali… 

E invece no. 

Sono i tre colori che corrispondono alle tre principali fasi del procedimento alchemico. Quelle che gli antichi alchimisti chiamarono Nigredo, Albedo e Rubedo, perchè caratterizzate proprio dall’apparire dei tre colori (nero, bianco e rosso). 

Tre sono inoltre i piani della casa. Una coincidenza? Non si sa.

Quel che è certo è che oggi, ogni piano è stato allestito in modo coinvolgente e suggestivo con oggetti, alambicchi, immagini e video in modo da rappresentare uno degli stadi alchemici. Al piano terra il Nigredo rappresentato dai muri anneriti dalla fuliggine proveniente dai fuochi accesi direttamente sul pavimento dall’antico proprietario per i suoi esperimenti (fra le altre particolarità, infatti, c’è la mancanza di qualsivoglia camino!).  Al piano intermedio l’Albedo e all’ultimo il Rubedo.

INFO PRATICHE
Transfer: Farra d’Alpago – Valdenogher:5,5 km (7’ ca)
Orari:

da metà Giugno a metà Settembre (Ferragosto compreso): sab. 10,00 – 12,00; dom. 15,00- 18,00.

Biglietto:offerta libera
Durata stimata visita:1,5 h
Cosa si consiglia:

una visita guidata per comprendere al meglio l’edificio e gli oggetti di questo affascinante e misterioso mondo. Va richiesta all’ente gestore del museo, la Comunità Montana dell’Alpago.

Visitare “Casa dei libri”

La terza ed ultima tappa del nostro itinerario si trova 4 km più ad est, a Sant’Anna di Tambre.

Se la “Casa Museo dell’Alchimista” vi ha affascinati, quella che sorge qui vi lascerà a bocca aperta. Il nome con cui è conosciuta è “Casa dei libri” (Via Monte Cavallo, 2, Sant’Anna) ed è opera del geniale scultore veneziano Livio De Marchi. 

La sua peculiarità? 

E’ interamente fatta di libri ed oggetti di legno scolpito. 

Una serie di pastelli con la punta colorata fanno da steccato ed il cancelletto è un grande paio di occhiali sorretto da due penne stilografiche. E che dire delle pareti? Sono composte da centinaia di libri scolpiti ed usati come mattoni mentre sul tetto a forma di enorme libro aperto, è conficcata una penna stilografica a far da camino. 

Stupefacente!

E l’interno, come pensate sia? Tutto di legno intagliato, naturalmente. La stufa economica, il caminetto, lo scrittoio, la biancheria stesa ad asciugare in bagno e persino la giacca del padrone di casa lo sono!

Una casa unica… beh, non proprio.

L’eccentrico signor Livio ne ha realizzate tre in giro per il mondo. Una anche in Giappone.

Attualmente la casa è visitabile solo dall’esterno, a meno che il geniale signor Livio non sia a casa. Come fare a capire se c’è?

Facile, ogni volta che ritorna apre la finestra e mette a stendere sul balconcino calzini e mutande scolpiti in legno!

INFO PRATICHE
Transfer: Valdenogher-

Sant’Anna:

4,5 km (6’ ca)
Orari:

visitabile solo dall’esterno

Durata stimata visita:0,5 h

Qui il nostro itinerario si conclude.

Che cosa aspettate a provarlo?

E per finire qualche curiosità

 

  • Belluno è l’unico capoluogo italiano all’interno di un parco nazionale? E’ ricompreso, infatti, all’interno del Parco Nazionale delle dolomiti bellunesi.
  • le dolomiti sono celebri perché cambiano colore all’alba e al tramonto? Il fenomeno si chiama “Enrosadira”, e vuol dire “diventare rosa” in ladino (una lingua storica parlata ancora oggi in alcune zone del Trentino). E sarebbe dovuto nientemeno che a una maledizione scagliata dal re dei nani! Secondo la leggenda il re dell’Adige per trovare marito alla figlia Similde indisse un torneo a cui invitò tutti i principi del regno eccetto Laurino, il re dei nani. Laurino si arrabbiò così tanto che, grazie alla cappa dell’invisibilità, rapì Similde e la portò nel suo meraviglioso giardino pieno di rose. Gli altri cavalieri lo inseguirono e lo catturarono, nonostante la cappa. Come fecero? Semplice, individuarono i suoi spostamenti grazie al fruscio delle rose. Allora Laurino, furioso per essere stato tradito proprio da quelle rose che tanto amava, lanciò una maledizione che pietrificò il roseto. E non pago stabilì anche che nessuno l’avrebbe più visto, nè di giorno, nè di notte. Ma non menzionò l’alba e il tramonto. Così, da allora, le rose riappaiono colorando le dolomiti al principio e alla fine di ogni giorno.
  • il bosco del Cansiglio era così importante per la Serenissima Repubblica di Venezia da concedere, per legge, alla figlia del guardaboschi la possibilità di sposare un nobile veneziano anche se non apparteneva all’aristocrazia?
  • i Cimbri sono gli ultimi ‘barbari’ d’Italia? Il popolo dei Cimbri discende, infatti, dalle genti germaniche che intorno all’anno 1000 scesero da Baviera e Tirolo in Italia. E ancor oggi riescono a mantenere vive una lingua, una cultura e tradizioni proprie.

Questo itinerario è nato per promuovere le degustazioni artigianali e le imprese della Confartigianato del Veneto.

confartigianato